Nella puntata 439 di Pit Talk, Emanuele Pirro ha offerto una delle analisi più lucide – e scomode – sul momento di Lewis Hamilton, oggi in piena tempesta tecnica ed emotiva. Non più il sette volte campione capace di piegare il mondiale a suo piacimento, ma un pilota che si trova davanti al più duro degli avversari: il tempo.
“Il picco l’ha superato”
Pirro non gira attorno alle parole. Secondo l’ex pilota di F1, Hamilton ha ormai superato la miglior fase della carriera. Non per mancanza di talento, ma per una questione naturale:
“Arrivi a un certo punto in cui certe caratteristiche iniziano ad affievolirsi, e le compensi con maturità ed esperienza. Ma poi diventa tutto più difficile, soprattutto adattarsi.”
È qui che Pirro individua il cuore del problema: oggi la Formula 1 richiede piloti capaci di cambiare stile di guida in tempo reale, seguendo istruzioni tecniche basate su dati, simulatore e analisi telemetriche.
Una F1 dove non è più la macchina a doversi adattare al pilota, ma esattamente il contrario.
Lewis ️ “The focus in now on Abu Dhabi, and hopefully we can end the season on a stronger note.”https://t.co/vFdvkSyMo2 pic.twitter.com/H6Jwanc9qC
— Scuderia Ferrari HP (@ScuderiaFerrari) November 30, 2025
Hamilton non si adatta più come prima
Pirro lo spiega con un paragone efficace: imparare una lingua a 45 anni è molto diverso che impararla a 10. Lo stesso vale per il driving style.
“Ciò che hai sempre fatto lo fai ancora ai massimi livelli. Ma se devi cambiare qualcosa di importante nel tuo gesto tecnico, fai molta più fatica.”
Ed è qui che Hamilton soffre. Una monoposto difficile – come quella che guida oggi – richiede un pilota “elastico”, capace di reinventarsi giro dopo giro.
Secondo Pirro, Hamilton non riesce più a farlo con la stessa naturalezza di un tempo.
Il confronto con Leclerc
Pirro offre un confronto illuminante: Leclerc, pur soffrendo nelle fasi in cui la Ferrari è instabile davanti, è riuscito a convivere con un’auto nervosa, cercando ogni volta di adattarsi.
Hamilton, invece, in questo momento fatica ancora di più, anche perché la Mercedes (o la Ferrari 2025 nell’analisi di Pirro) non gli dà una base piatta su cui costruire performance.
Macchina difficile = pilota in difficoltà
La frase chiave di Pirro:
“Le macchine che vanno piano non solo vanno piano: sono anche più difficili da guidare.”
Tradotto: una monoposto mediocre amplifica i limiti di chi fatica ad adattarsi.
Ma attenzione: Pirro non dà Hamilton per spacciato.
Con una macchina vincente può tornare Hamilton
Se gli metti una vettura realmente competitiva, con un bilanciamento più naturale, Hamilton può ancora mostrare lampi del campione che è.
“Con una macchina competitiva può tornare ad essere forte.”
E Pirro aggiunge un altro punto fondamentale: la velocità pura di Leclerc è sottovalutata, ma Hamilton può ancora combattere ad armi pari se si ritrova in un contesto più favorevole.
You know what? It’s December 1st pic.twitter.com/lq6VI0JSgJ
— Scuderia Ferrari HP (@ScuderiaFerrari) December 1, 2025
Hamilton è davvero in declino?
La risposta – secondo Pirro – non è bianca o nera.
- Sì, il picco è superato.
- Sì, oggi fatica più degli altri ad adattarsi.
- Ma no, non è finito. Non ancora.
Se il 2026 (o un progetto tecnico più stabile) gli offrirà una vettura realmente competitiva, potremmo rivedere un Hamilton ancora capace di graffiare.
Per ora, però, resta uno dei casi tecnici più affascinanti della Formula 1 moderna: un campione straordinario che combatte contro il limite che nessuno può evitare, neanche sette mondiali dopo.





