Minardi non le manda a dire
C’è una frase, tra le tante pronunciate da Gian Carlo Minardi nell’ultima puntata di Pit Talk, che fotografa meglio di qualsiasi commento la situazione in casa Ferrari:
“Il presidente di un team deve essere un buon padre di famiglia. Le critiche si fanno all’interno, mai all’esterno.”
Un colpo diretto, elegante ma affilato, alle parole fuori luogo di John Elkann, che nel post-Brasile ha pensato bene di scaricare la colpa di un weekend disastroso sui propri piloti — in particolare su Leclerc e Hamilton. Un gesto che, nel mondo della Formula 1, ha il sapore dell’improvvisazione e dell’incompetenza gestionale.
Felice di vedere John dare il via alla 89esima edizione. Un grande onore e buona fortuna a tutti i partecipanti #LeMans24 pic.twitter.com/lHFw27D6bg
— Lapo Elkann (@lapoelkann_) August 21, 2021
Quando il presidente parla troppo
La Ferrari ha vissuto uno dei fine settimana più difficili della stagione. La SF-25 è sparita in gara, incapace di tenere il passo di McLaren e Red Bull, con Hamilton addirittura naufragato fuori dalla top ten prima del suo mesto ritiro.
In questo contesto, le dichiarazioni del presidente — “i piloti devono fare di più” — hanno suonato come un pugno nello stomaco a chi, come Minardi, sa bene cosa significhi costruire una squadra da dentro, non davanti ai microfoni.
Perché, come ha ricordato l’ex patron del team faentino, “il terzo tempo di Leclerc in qualifica lo ha fatto il pilota, non la macchina”.
Tradotto: se c’è qualcosa da salvare in questo disastro, è proprio Charles, non certo la vettura o le strategie.
Il paradosso rosso
E mentre a Maranello si scarica la responsabilità su chi guida, gli avversari fanno squadra.
La McLaren protegge Norris e Piastri, la Mercedes difende Antonelli anche nei momenti difficili, la Red Bull copre Verstappen quando serve.
In Ferrari, invece, si punta il dito.
Minardi lo ha detto chiaramente: “Serve una gestione da padre di famiglia, non da tribunale.”
Un concetto che a Maranello sembra dimenticato da troppo tempo, travolto da una cultura aziendale che parla il linguaggio dei bilanci più che quello della pista.
Tough weekends fuel us to bounce back stronger pic.twitter.com/AT81dWj1Bx
— Scuderia Ferrari HP (@ScuderiaFerrari) November 10, 2025
Il danno d’immagine

Che effetto fanno certe frasi, dette da un presidente alla stampa, su un pilota come Leclerc?
Uno che da anni tiene in piedi la squadra con il talento e il carattere, spesso andando oltre i limiti della monoposto?
Minardi non lo dice apertamente, ma il sottotesto è chiarissimo: queste uscite pubbliche indeboliscono il gruppo e spaccano lo spogliatoio.
E in una Formula 1 dove ogni decimo conta, il clima interno vale più di una nuova ala anteriore.
Un consiglio firmato Minardi
In chiusura, la lezione è semplice e tagliente:
“Bisogna essere meno critici all’esterno e molto più critici all’interno.”
Un messaggio che Elkann farebbe bene ad appuntarsi sul muro del suo ufficio, accanto al Cavallino Rampante.
Perché la Ferrari, oggi, ha bisogno di guida, non di accuse. Di silenzi costruttivi, non di frasi mediatiche.
E, come direbbe Minardi, di un padre di famiglia, non di un megafono.
Gian Carlo Minardi e Ayrton Senna pic.twitter.com/C9poBanSDj
— Minardi (@MinardiOfficial) March 22, 2025





