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martedì, Marzo 17, 2026

Baku: la F1 dei treni e delle illusioni

Il GP di Baku segna il ritorno al dominio Verstappen mentre McLaren vive il suo peggior weekend con Piastri in caduta libera e Norris invisibile. Ferrari continua a sprecare con errori strategici clamorosi tra Hamilton e Leclerc.

Il Gran Premio di Baku ci ha lasciato una sensazione chiara: la Formula 1 sta correndo veloce, ma rischia di girare a vuoto. Max Verstappen ha dominato come ai vecchi tempi, eppure la gara non passerà alla storia per spettacolo o sorpassi. Anzi, il tema più discusso resta l’imbarazzante sequenza di piloti intrappolati in interminabili treni DRS. Un paradosso: la tecnologia che dovrebbe favorire i duelli è diventata la gabbia che li soffoca.

McLaren esce dal weekend con il volto segnato. Oscar Piastri, fino a ieri predestinato, ha vissuto il suo peggior fine settimana: errore in qualifica, jump start, incidente al via. Un campione in lotta per il titolo non può concedersi tre regali in 24 ore. E Lando Norris? Non pervenuto. Davanti al ritiro del compagno e con il solo Verstappen come avversario credibile, avrebbe dovuto azzannare la pista. Invece, nulla. Un’occasione sprecata che pesa come un macigno nella corsa al mondiale.

E Ferrari? Ancora una volta frenata, stavolta da un problema all’ibrido che ha reso i suoi piloti turisti sul rettilineo. Ma il vero caso è l’ennesimo pasticcio gestionale: l’ordine di scambio tra Hamilton e Leclerc, mal interpretato e mal eseguito. Hamilton si scusa, Leclerc abbozza, Vasseur sbuffa. Ma la domanda resta: può davvero una squadra che sogna il titolo permettersi simili amnesie strategiche?

Menzione d’onore a Carlos Sainz, che porta la Williams sul podio. Non sarà il colpo che cambia la storia del mondiale, ma è la dimostrazione che, in questo caos, chi sa cogliere l’attimo può scrivere pagine inattese.

La verità è che il GP di Baku ha fotografato il momento della Formula 1: un Verstappen tornato cannibale, una McLaren che traballa sotto pressione, una Ferrari che continua a inciampare nei propri limiti, e un pubblico che si chiede se questo sport, così dipendente dalle strategie e dalle direttive, abbia ancora la forza di offrire emozioni vere.

La domanda, a questo punto, è inevitabile: stiamo assistendo a una battaglia per il titolo o a una corsa a eliminazione, dove vince chi sbaglia meno?

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