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IndyCar – Toronto: Pato O’Ward vince, Veekay torna sul podio

Il Gran Premio di Toronto celebra la vittoria di Pato O'Ward e il successo di Arrow McLaren. L'analisi della gara rivela i progressi di Dale Coyne Racing, il rischio pagato da Ganassi e una nuova battuta d'arresto per il Team Penske. Una gara che mette in mostra la competizione e l'imprevedibilità dell'IndyCar.

Il Grand Prix of Toronto è stato vinto da Pato O’Ward (Arrow McLaren), secondo posto per Rinus Veekay (Dale Coyne Racing) e terzo per Kyffin Simpson (Chip Ganassi Racing). Il poleman Colton Hertha è giunto quarto. Non ha preso parte alla gara Santino Ferrucci (A.J. Foyt Enterprises): il botto nel warm-up, oltre ad avergli lasciato una mano malconcia, non ha consentito ai meccanici di ricostruire in tempo la monoposto numero 14.

Partiamo, come sempre, dai vincitori, ovvero Arrow McLaren. Il team pare aver trovato finalmente continuità e Pato O’Ward raccoglie i frutti della costanza di rendimento. Vittoria di autorità, secondo posto in campionato e prestazioni che si attestano sul convincente ormai da diverse gare. Con il CEO Zakk Brown al muretto, il team Papaya azzecca tutto, a partire dalla strategia di gara. Quando riescono a mettere tutto insieme, gli uomini in arancio sono davvero una bella squadra, nella speranza che la prossima stagione prestazioni come questa diventino abituali. Il messicano è un gran manico, sugli ovali è una certezza ma deve assolutamente migliorare sui circuiti tradizionali. Prestazione opaca per Cristian Lundgaard, giunto tredicesimo, mentre Nolan Siegel ha finito anzitempo la sua gara, con un contatto a tre giri dalla fine.

Dale Coyne Racing in festa e tripudio, e ne ha ben donde. Strategia di gara perfetta, con un Rinus Veekay finalmente ritrovato. Dopo il turbolento addio al team di Ed Carpenter, in tanti consideravano questo 2025 come una stagione a vuoto per il pilota olandese, buona solo per mettersi in mostra e sperare di trovare sedili migliori in futuro. La verità è che quando le squadre trovano il metodo giusto e iniziano a lavorare bene, i risultati arrivano. Non serve andare a tutti i costi in un top team, se poi oltre al nome regna la confusione e non si sa bene dove si stia andando. Meglio ripartire da una squadra di metà classifica, senza pressioni e con la possibilità di crescere durante la stagione. Lo sta dimostrando A.J. Foyt, stesso discorso vale per Juncos Hollinger Racing.

Team Ganassi stavolta si prende troppi rischi con Alex Palou e, come spesso accade in IndyCar, le caution rimescolano le carte. Lo spagnolo probabilmente avrebbe vinto agevolmente, ma quando le safety car azzerano il vantaggio e ti fanno finire a centro gruppo, non rimonti più. Dodicesimo posto per il capoclassifica, con Scott Dixon decimo. Strategia azzeccata invece per Kyffin Simpson, al quale fila tutto liscio, guida magistralmente e si pizza sul podio. Il risultato di Ganassi deve far riflettere: il dominio di questa stagione non arriva per caso, e lo si capisce nelle giornate nelle quali gira tutto male o quasi. Puoi essere il miglior pilota in griglia, ma se la strategia di gara ti si ritorce contro e finisci nel traffico, non puoi nulla. Le monoposto troppo vicine non consentono di fare una grande differenza e, l’aria sporca, è molto più penalizzante di quanto si pensi. A volte, ritornare sulla terra fa bene, se non altro per ricordare agli avversari e ai non addetti ai lavori, il motivo per cui si sta letteralmente ammazzando il campionato. Quando a fare notizia sono i week end storti, significa che sei semplicemente la squadra da battere.

Andretti Global sulle strade di Toronto ha piazzato tutti e tre i piloti in successione: Colton Hertha quarto, Marcus Ericsson quinto e Kyle Kirkwood sesto. Hertha partiva dalla pole position e il giro delle Caution decisamente non gli ha sorriso. Peccato, perché l’ormai ex squadra di Michael Andretti si era ben comportata qui e, forse, si poteva raccogliere qualcosa di più. Con le speranze iridate ormai spente da una stagione monstre di Alex Palou, la squadra rimane comunque in lizza per essere la migliore degli altri. Magra consolazione, ma al momento questo è il massimo raccoglibile.

Difficile continuare a parlare del Team Penske. Quando ci si ritrova nella pancia del gruppo è normale correre dei rischi e, l’ormai nota sfortuna di Josef Newgarden fa il resto. Ritiro, l’ennesimo, dopo un contatto con Jacob Abel (Dale Coyne Racing) non dipeso da lui. Non ci stanno invece sviste come quella che ha portato al ritiro di Scott McLaughlin, a causa del dado della ruota mal serrato che lo ha costretto al ritiro dopo essere finito a muro. Tiene su la baracca il solito Will Power, che si concede il lusso di arrivare undicesimo, davanti ad Alex Palou. La situazione in casa Penske è un totale disastro, la speranza è che la stagione finisca presto, e si volti pagina quanto prima. La stagione della squadra di The Captain deve essere un monito per chiunque: se non si lavora bene, i risultati non solo non arrivano, ma non ci sono proprio. Questa IndyCar non perdona chi non la prende sul serio.

PREMA Racing mette a segno l’ennesima gara solida, con la top ten di Callum Ilott, giunto ottavo. Sedicesima posizione per Robert Shwartzman. Il fatto che le top ten siano decisamente alla portata, rende merito a una squadra che è costantemente cresciuta nell’arco della stagione. Attenzione però, perché le aspettative per il 2026 si alzeranno inevitabilmente.

Prossima settimana si corre a Laguna Seca, che chiuderà il giro infernale delle cinque gare nel mese di luglio.

Fabrizio Bianchini
Fabrizio Bianchini
Da sempre appassionato di motorsport, specialmente del motorsport "old style" fatto di pazzia, romanticismo e odore di gomma bruciata.

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