Di prima volta in prima volta. Passiamo al 2008. Siamo nel pieno della lotta mondiale tra Ferrari e McLaren, con una classifica cortissima. Si arriva sul circuito Gilles Villeneuve memori di una edizione 2007 che aveva lasciato ai posteri uno degli incidenti più spaventosi della storia.
Quello di Robert Kubica, pilota BMW Sauber, uscito miracolosamente illeso da un terribile schianto poco prima del tornantino del Casinò. Proprio il pilota polacco qui, sul velocissimo circuito canadese sembrava sentirsi veramente a suo agio. Tant’è che chiuse le qualifiche dietro all’anglo caraibico della McLaren, che l’anno prima aveva portato a casa la sua prima vittoria in carriera (proprio come Villeneuve e Alesi). Primi giri nella norma, con Hamilton saldamente in testa, fino al ritiro di Sutil che causò l’ingresso in pista della safety car. Tutti i piloti di testa entrarono ai box.
Davanti al semaforo rosso in fondo alla pit lane, sostavano sulla linea bianca la F2008 di Kimi Raikkonen e la F1.18 di Kubica, quando giunse Hamilton che, colpa la distrazione, non vide il semaforo, tamponando la Ferrari del finlandese. Kubica ne uscì illeso e con i due principali contendenti ritirati. Via via tutti i piloti effettuarono la propria sosta, tanto da far ritornare l’alfiere della Sauber BMW in testa alla gara, seguito dal compagno di squadra Nick Heidefeld e dalla Red Bull di Coulthard. Arrivò così una storica ed unica doppietta per il team svizzero-tedesco, come storica fu la prima vittoria di un pilota polacco e la conseguente leadership nel campionato. Purtroppo questo resterà l’unico acuto per il pilota di Cracovia che è riuscito, quantomeno, a fare pace con lo storico circuito canadese.
L’edizione 2011 non accolse nessuna prima volta, ma fu comunque una gara entrata di diritto nella storia: Canada 2011 è il GP più lungo della storia. Davanti a tutti partì Sebastian Vettel che, grazie ad una super Red Bull, stava letteralmente dominando il mondiale. In condizioni estreme emerse il talento del campione del mondo 2009, Jenson Button. Partito quinto, la sua fu una gara complicatissima. Prima si scontrò con il compagno di squadra Hamilton, causandone il ritiro, poi fece una sosta dove montò le intermedie, scelta rivelatasi errata, poi scontò un drive trough. In sostanza era ultimissimo. Poi cominciò una seconda gara, segnata dalla bandiera rossa. Di li in avanti fu un continuo risalire in classifica, tant’è che, una volta montate le gomme slick, era saldamente quarto, il tutto condito da un altro contatto, con Alonso, che portò al ritiro il pilota spagnolo. Superò prima Schumacher, poi Webber, quando, all’ultimo giro, raggiunse il leader Vettel. Li, ancora una volta, fu quasi il fato a volere l’errore del tedesco, che uscì di traiettoria, perdendo la posizione sull’inglese. Una vittoria storica quella di Button, contro tutto e contro tutti, davanti a Vettel e a Webber.





