Alonso salterà il Gran Premio di Monaco per correre la Indy 500. Lui lì quanto dovrà imparare? Quanto è diverso quel mondo?
È diverso, dovrà anche scoprire delle cose a cui non è abituato: tipo il fatto che non c’è il differenziale, che la ruota posteriore destra ha un diametro più grande della ruota interna e quindi in rettifilo dovrà controsterzare, che le vetture sono bilanciate molto al limite e quindi se cambia il vento bisogna guidare in un modo diverso, che se segui un’altra macchina lo sbilanciamento può essere importante.
Inoltre come pilota avrà dei sistemi di regolazione per cui può addirittura spostare il carico da una ruota all’altra, può alzare la macchina, può cambiare le barre e dovrà guidare senza servosterzo per quasi 3 ore. Insomma è un altro modo di guida, è una sfida molto coraggiosa e d’altronde lui è una persona di grande talento: c’è un incredibile entusiasmo, attesa e curiosità per questo gesto.
Quali sono stati i piloti a cui lei è più legato che ha corso ad Indy e che ha vinto con i suoi telai?
Sono molto legato ad Eddie Cheever che è stato il primo pilota a vincere con una nostra macchina la 500 miglia di Indianapolis, quello è stato il momento che ci ha fatto fare il salto di qualità: vincere la Indy 500 vuol dire aver fatto una macchina affidabile e sicura. E poi ce ne sono tanti altri: da Kenny Bräck a Dario Franchitti, quest’ultimo in modo particolare perché le origini della sua famiglia sono qui vicino, oltre a tutta la famiglia Andretti con Mario che è di una simpatia incredibile.
Parliamo dell’Università dei Motori: un suo commento sulla nascita di questa nuova realtà e nello specifico sul tipo di apporto che fornirà Dallara ai nuovi corsi di laurea magistrale previsti.
Qui penso si debba dare a Cesare quel che è di Cesare: l’assessore alla formazione regionale Bianchi, ex rettore dell’Università di Ferrara, ha capito che a Modena si stava concentrando un numero grande di tecnici e che forse valeva la pena rinfrescare il modo della preparazione. Bianchi ha chiesto a diverse aziende i profili professionali delle capacità tecniche che erano necessarie, fatto quello è stato facile individuare non più una laurea specialistica in ingegneria dell’automobile ma 6 lauree diverse. Poi dopo viene tutta quell’evoluzione che è nel futuro dell’automobile di domani e dopodomani, che verrà insegnata nel settore compumotive che è un altro ramo nel quale si svilupperanno queste lauree specialistiche: saranno a numero chiuso, in lingua inglese, con soltanto 25 studenti ogni laurea specialistica. Noi siamo coinvolti in questo perché si farà a Parma e metteremo a disposizione attrezzature, impianti e se necessario locali. Insomma è una grande cosa, che non c’è in nessuna parte del mondo e con orgoglio dico che sarà preso in esempio da altri e verranno molti dall’estero per imparare e tanti professionisti ad insegnare.





