Elio, come detto, era una persona squisita che sapeva mettere a suo agio tutti quelli che gli stavano intorno. L’esempio che molti si ricordano è accaduto in Sudafrica, in occasione dello sciopero dei piloti. De Angelis invitò tutti in albergo e offrì loro un saggio di pianoforte; ebbene, da quella sala i piloti ne uscirono molto rilassati e distesi. Sembrava incredibile, ma quel gesto contribuì a rasserenare il clima, anche se la guerra tra FISA e FOCA poi andrà avanti con il ritiro di tutti i team inglesi a Imola. Ma con la morte di Chapman, la Lotus abbandonò quasi inspiegabilmente i motori aspirati Cosworth per iniziare una nuova avventura con la Renault. L’inizio non sarà dei migliori, ma dopo un traumatico 1983, in cui Mansell riuscì a stare davanti a Elio in classifica, il talento di De Angelis esplode nel 1984, dove riuscirà a stare dietro alle due McLaren schiacciasassi di Lauda e Prost e arriva terzo pur non vincendo nemmeno una gara. Un’apoteosi che pareva proiettarlo verso il titolo, se non fosse stato che Peter Warr, che dichiarò apertamente il suo astio verso Mansell (“Finchè avrò un buco in mezzo alle chiappe Mansell non vincerà mai un gran premio“ – verrà smentito di lì a poco, visto che Nigel inizierà a vincere subito dopo l’approdo in Williams), decise di sostituirlo con Ayrton Senna. Le cose tra i due iniziarono bene, con la straordinaria vittoria del brasiliano all’Estoril e il secondo e ultimo squillo di Elio a Imola, favorito dalla squalifica di Prost. Elio vola in testa alla classifica, tra i due è una sfida vera. Ma è chiaro che Peter Warr aveva trovato il suo nuovo idolo, il suo campione da far crescere e svezzare.

E così Elio è costretto a cercare fortuna altrove. Trova casa da Bernie Ecclestone, alla Brabham, avendo come compagno di squadra Riccardo Patrese. E anche con lui, se inizialmente il rapporto non era ottimo, dopo poco tempo sono diventati buoni amici. Ma ad attenderlo ci sarà una brutta sorpresa: la BT55, la famigerata “sogliola” di Gordon Murray. L’inizio di stagione fu drammatico, zero punti in 4 gare. Poco prestazionale, inaffidabile e per di più poco sicura. Tutte cose che Elio non voleva e che aveva segnalato a Bernie Ecclestone. Così, per cercare di risolvere questi problemi De Angelis decise di prendere parte a una sessione di test al Paul Ricard, quelli che lui odiava. E, purtroppo, aveva ragione, visto che la sua Brabham perderà l’alettone anteriore, farà una serie di cappottamenti e sarà avvolta dalle fiamme. Il pilota romano morirà non tanto a seguito dell’incidente e del successivo incendio, ma per asfissia e per il fatto che i soccorsi arrivarono molto, troppo tardi. Si trattava di una sessione di test privati, quindi il circuito non mise a disposizione alcun mezzo; a provare a salvarlo arrivarono i meccanici senza tuta ignifuga, arrivarono Mansell, Prost, Jones. Tutto troppo tardi, tutto invano. Per Elio non ci sarà nulla da fare. Scoppiano le polemiche per la sicurezza, i piloti puntano il dito contro gli organizzatori e la FISA, minacciando di non correre più se non fossero state adottate maggiori misure a tutela dell’incolumità dei piloti.





